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Martedì, 15 Gennaio 2019 07:17

ISPRA, invasione cinghiali non è colpa dei cacciatori

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I cacciatori incolpati ormai di ogni cosa...

Il Cinghiale è l'ungulato più diffuso in Italia e negli ultimi anni ha subito un incremento notevole tanto da potarlo ad estendere i suoi habitat ed entrare sempre più a contatto con l'uomo.

Non sono ormai rari gli incontri con questi selvatici anche nelle periferie delle grandi città ed i problemi ed i rischi derivanti sono alti. I Cinghiali, soprattutto i piccoli, se possono apparire indifesi sono, invece, incredibilmente pericolosi. Essi sono dotati di una massa di tutto rispetto e zanni affilate. Tuttavia il pericolo più grave è dovuto al suo colore scuro che lo rende di notte difficilmente visibile con pericoli per la viabilità.

Il recente incidente sull'A1, vicino Lodi, costato la vita ad un giovane e con diversi feriti dimostrano che il rischio è alto.

Ma perché sino a pochi anni fa non si parlava mai del problema cinghiali?

La popolazione dei cinghiali è cresciuta in maniera esponenziale. Si è subito puntati il dito contro i cacciatori, responsabili secondo alcuni di immissioni di selvatici, soprattutto di incroci con esemplari dell'Europa dell'Est che avrebbero reso i cinghiali più proliferi e grandi( Notizia smentita dallo studio. L'ISPRA censisce solo 16 sottospecie di cinghiale nel nostro paese e nessuna di queste sembrerebbe proveniente dai paesi dell'Est). Si arriva anche a leggere che la pressione venatoria aumenterebbe l'istinto dei cinghiali di sopravvivenza portandoli a proliferare di più.

dati cinghiali Ispra Parole a quanto pare senza fondamenta e senza studi. A chiarire il problema dell'invasione dei cinghiali è l'ISPRA l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale con uno studio molto approfondito sulla diffusione dei cinghiali negli ultimi anni.

Viene esclusa l'attività venatoria fra i fattori di crescita, anzi ad oggi è l'unico modo di concreto di arginare il fenomeno, e si focalizza il tutto sull'abbandono delle aree rurali.
Negli ultimi cento anni la popolazione italiana si è sempre più addensata nei centri urbani svuotando letteralmente borghi e paesi rimasti lì come testimonianza di una ruralità ormai fantasma.
Le nuove generazioni sono quelle del Web 4.0 dei comfort, della "vita sociale",dell'impiego dietro al pc o smartphone e non più del lavoro faticoso della terra.
La vita si svolge, pertanto, nelle grandi città ed i paesini non ben collegati si svuotano. All'aumentare di questo fenomeno si è visto che i cinghiali aumentano. Questo aumento è esponenziale e da non sottavalutare. Prima abbiamo parlato degli ultimi 100 anni, ma lo stesso studio condotto dall'ISPRA osserva come l'incremento della popolazione dei cinghiali sia in rapida crescita. Se ci spostiamo in Umbria e confrontiamo, ad esempio, i dati del 1991, poco meno di trent'anni fa, notiamo che la popolazione dei cinghiali nella regione era pressoché assente. Oggi la situazione è ben diversa. In Umbria attualmente è presente una popolazione ben numerosa e massiccia diventata ormai un problema per l'agricoltura locale e per le attività umane.

Cosa ha favorito questo aumento?

Parliamoci chiaro, l'unico vero predatore del cinghiale è l'uomo.
Anche il lupo se può scegliere preferisce non mettersi contro un massiccio cinghiale.

I contadini di un tempo vivevano di fatica e stenti e, sicuramente, un cinghiale selvatico rappresentava una risorsa ben più preziosa in dispensa che libero di pascolare nei raccolti. L'agricoltura moderna ed intensiva che predilige alcune colture rispetto ad altri ha anche favorito i Cinghiali consegnandogli cibo più abbondante ed appetibile portando, di conseguenza, l'aumento della proliferazione e, complice l'aumento delle temperature, si registra anche l'aumento del numero di gravidanze, da parte delle scrofe, durante il periodo dell'anno.

L'aumento della popolazione di cinghiale è un fatto concreto e da non sottovalutare. Ad oggi il cinghiale è presente su un’area di 190 km quadrati, cioè sul 64% del territorio italiano. Il cinghiale è diffuso da nord a sud, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, ma si concentra in particolare lungo la dorsale appenninica.
Se non si attuerà un inversione del trend sentiremo sempre più parlare del problema Cinghiale...

Ovviamente il problema è giunto sino alla camera dove l'onorevole Golinelli Guglielmo si è fatto porta voce sull'adeguamento della legge 157/92 per attuare seri interventi per la corretta gestione della fauna selvatica..



1Mattino Brambilla VS DallOlioAd uno mattina di oggi si è parlato di caccia con protagoniste l'Onorevole Michela Vittoria Brambilla ed il Presidente FIDC, la prima associazione venatoria in Italia, Gian Luca Dall'Olio.

Il tema scottante si è incentrato sugli incidenti venatori sempre più oggetto di strumentalizzazione mediatica per cercare di ostacolare la caccia.
L'onorevole Brambilla, in collegamento, sempre con toni forti ha ribadito più volte le sue intenzioni di abolire la caccia e, nel mentre, limitarla ulteriormente.

La sua proposta di legge contempla, infatti, la chiusura venatoria nelle giornate di sabato e domenica per dedicarle ai cittadini che vogliono andare in campagna senza timori e il raddoppio delle distanze di sicurezza.
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