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Sabato, 02 Gennaio 2021 20:54

La mattina delle 166 quaglie di cui 16 vive...

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Quando la caccia c'era ed era sopravvivenza

Eracle quaglieIl 2020 è stata un'annata nera sotto molti punti di vista, compresa la caccia.
Tralasciando che noi delle regioni rosse siamo bloccati a casa, in grandi linee, almeno per me è stata una stagione molto deludente.

Nonostante bene o male sono uscito tutte le domeniche che si potevano, da fine settembre a metà ottobre, quella in foto è stata la mia unica quaglia della stagione.
Non pensare che padello. Ne ho sparata una sola ed il cane me ne ha volate due sole in tutto ed anche confrontandomi con altri cacciatori di quaglie non ce ne sono state.


Comincerai a chiederti allora il perché di questo titolo molto blasonato e clickbait (titolo esca) soprattutto anche in un periodo in cui i media ci remano contro e fa scalpore mediatico ogni foto e argomento di caccia.

Probabilmente oggi giorno abbiamo dimenticato le nostre origini e tutto quello che non vediamo direttamente con i nostri occhi poco ci tange (se compriamo carne dagli allevamenti intensivi non siamo "assassini"...).
Ecco perché, nonostante l'annata davvero deludente, ho voluto condividerti una storia, o meglio un racconto di una battuta di caccia di altri tempi e soprattutto di altri valori.

Mi sembra doveroso, prima di tutto, fare un salto indietro...
campo grano mandorli Sin da piccolo frequento una zona di caccia sull'area ionica delle coste calabresi. Non dista molto dal mare e si è ben preservata all'edilizia sfrenata delle villette. Probabilmente grazie alle persone del luogo che hanno cercato di mantenere il tutto il più inalterato possibile.

In queste zone collinari si alternano piccoli appezzamenti di ulivi e campi coltivati. Il tutto diviso dai muretti a secco realizzati posando a mano pietra dopo pietra e dove vicino vengono piantati mandorli e fichi d'india a delimitare i terreni e lasciare di tanto in tanto anche pezzi di terreno lasciati incolti.
Il grano, qui, viene coltivato come un tempo andando ad alternare gli anni in cui si coltiva un determinato appezzamento di terra rispetto un altro.
Dopo aver mietuto il campo la "restuccia" rimane sin quando non si andrà a ripiantare offrendo un riparo importante per moltissimi selvatici di transito come le quaglie.
Non esistono le regole dell'agricoltura spinta dove le colture si alternano una dietro l'altra (dopo il grano subito il mais e di nuovo grano) andando letteralmente ad impoverire il suolo e si deve intervenire integrando con concimi ed altri prodotti chimici.

Già mio padre frequentava queste zone nel periodo della "passa". Ricordo ancora gli stormi di uccelli che, provenendo dal mare si andavano a posare in questi appezzamenti di campi. C'era ogni tipo di selvatico. Dal colombaccio, al tordo, agli storni sino a finire alle allodole. Tantissime erano le varietà di piccoli uccelli presenti. Fringuelli, lucherini, verdoni, codirossi, passeri e tanti altri. Ogni uscita era entusiasmante. Si vedevano molti uccelli ed io da piccolo stavo sempre ad indicare a mio padre ogni cosa che volava, ma lui mi insegnava a riconoscerli e ad aspettare le prede giuste.

Erano le allodole le prede più ricercate, ma alla fine ricordo che il carniere era ricco di sorprese e senza mai strafare di tornava a casa a metà mattinata. Un sosta nel casale vicino dove la domenica facevano sempre il pane e a casa...

Ancora oggi frequento quei posti, ma tutto sembra cambiato.
Ci sono giornate in cui non si vede un uccello volare. Sembra quasi di ritrovarsi in un posto dove hanno appena sparso il veleno.

Se mancano i venti ideali che soffiano da est non si vede nulla.

Col tempo abbiamo fatto "amicizia" con due fratelli del posto. Ormai in pensione coltivano la terra con tanto amore e passione.
I due non vanno più a caccia per via dei nipoti... I figli non sempre lavorano costantemente, la pensione non sempre basta ad aiutare tutti e per questo hanno deciso di non rinnovare più. Troppo costosa la passione della caccia quando si hanno difficoltà economiche.
Tuttavia rimane sempre l'amore per questa tradizione ed ogni volta che ci incrociamo si finisce di parlare di caccia. Loro ci raccontano cosa hanno visto durante la settimana e ci chiedono se abbiamo sparato e cosa. Noto un certo luccichio nei loro occhi ed una passione che arde ancora forte dentro di loro unita ad un velo di tristezza nel non poterla praticare.

Ovviamente non sono pochi neanche i racconti dei tempi che furono. I due hanno pur sempre una 70ina di anni e sin quando hanno potuto hanno sempre portato con loro fucile e gilet in campagna.

Quest'anno ho abbandonato il gilet per usare solo la cartucciera e lo zaino anche perchè mi sento più libero nei movimenti e con lo zaino col sostegno lombare posso portare più peso dietro (l'acqua per il cane serve sempre) e risentirne meno sulla schiena.
Avendo solo la cartucciera ho optato per una doppia a 51 celle più capiente e che mi consente di poter cacciare senza il pensiero di poter finire le cartucce (magari capitasse...).

Una mattina di quest'anno, mentre faccio il "solito giretto" sperando di trovare qualche quaglia, incontro uno dei due fratelli intento a controllare la campagna ed al tempo stesso portare a passeggio i due nipotini. Bambini che appena visto il mio cane sono corsi ad accarezzarlo come non mai...

L'anziano ex cacciatore ride e nota subito la cartucciera e mi chiede quante cartucce porta. Alla mia risposta ride ed afferma.. "Se c'era la buon anima di mio nonno avrebbe riso parecchio perchè lui usciva con una manciata di cartucce in tasca e tornava con il carniere pieno".

Da li a poco parlando della stagione di quaglie molto al di sotto delle aspettative i racconti sul nonno sono continuati..

"Pensa mia nonno, non so come faceva, ma era specialista delle quaglie. Avevo 11 anni una volta ed ero con lui proprio nel campo dietro di te. Partì una quaglia e mio nonno la mirò, ma non gli sparò.
Ricordo ancora che gli chiesi il perchè non la sparò e lui rispose... Non hai visto che non era abbastanza grande? Sicuramente è di questa stagione, lasciamola crescere la rincontreremo di nuovo..
"

Wow pensai nella mia mente. Quel cacciatore doveva averne incontrati di selvatici da diventare così esperto che in qualche frazione di secondo era riuscito anche a stimare la grandezza, l'età della quaglia e decidere di lasciarla andare.

Resta però incantevole il racconto delle 166 quaglie, di cui 16 vive, che vorrei raccontare anche a te. Quando l'ho ascoltato ho improvvisamente fatto un salto nel tempo ed immedesimato in quei tempi così distanti ormai...

"Ricordo ancora mio nonno che non faceva altro, da piccolo, di raccontarmi della sua giornata più bella a caccia. Ricordava perfettamente il giorno, il 24 settembre 1904 e sai perchè si ricordava benissimo il giorno?
Era il giorno dopo del matrimonio con la mia buonanima nonna. Mio nonno la sera del matrimonio usci fuori e vedendo il tempo gli piacque così tanto che si era proprio deciso che doveva andare a caccia. La nonna era fortemente contraria, a quei tempi i novelli sposi si chiudevano in casa ed i parenti portavano loro caffè e cibo ed uscivano poi anche dopo una settimana per poter consolidare l'unione fra i due.
Ma mio nonno era testardo e quella notte parti dal paese per venire qua. Partiva di notte perchè non è che c'erano automobili o cavalli per andare a caccia. Si andava a piedi e a lui toccava far circa 15km al buio, ma conosceva praticamente a memoria la strada.
vecchio rudere campo Qui aveva anche la casa per il periodo di mietitura in cui dal paese si spostavano per settimane per lavorare i campi.
Casa che ormai è un rudere ed era fatta con muri a secco sovrapponendo con tanta pazienza una pietra sull'altra...

Ai tempi del nonno i campi cominciavano dove adesso c'è il bosco di eucalipto (frutto degli interventi forestali degli anni '60). Non appena arrivò mi raccontava sempre che udì un vero e proprio concerto di quaglie che cantavano. Appena faceva qualche passo volavano a decine le quaglie e mio nonno cercava sempre di sparare nel mucchio.
Con se poteva aver una ventina di cartuccine che lui stesso assemblava a mano.
Le finì in poco tempo ed andò li nella sua vecchia casa dove teneva qualche scatolina con della polvere e ne caricò subito qualche altra per poter proseguire la cacciata.

Pensa, era così bravo che riusciva ad individuare le quaglie nella restuccia. Quelle magari più stanche del viaggio della notte non scappavano subito, ma cercavano di appiattarsi il più possibile a terra per mimetizzarsi.
Mio nonno che magari gli passavo vicino, le individuava e pian piano si avvicinava e le bloccava col cappello.
Per lui le vive erano molto più importanti. Riusciva a rivenderle e a farci quel poco che serviva ad acquistare tutti gli extra per la famiglia.
Qualche femmina la teneva perchè facevano le uova ed il resto scambiato o venduto.

Non è come oggi che siamo abituati a comprare tutto e magari anche a non dargli tanto valore. Un tempo ti dovevi far tutto a mano da solo e non era semplice. Avere qualche moneta ti permetteva di portare a casa quello che allora era un lusso che magari ti agevolava di non poco la vita.

Quasi nessuno, infatti, andava a caccia a quei tempi. Mio nonno era uno dei pochi fortunati, diciamo delle persone d’élite dell'epoca.
In tutto questo circondario ad andare a caccia erano mio nonno, la buon anima del signor x che abitava in quelle casette laggiù ed un farmacista rinomato che veniva nel week end dalla città a portare i farmaci alle famiglie della zona e scambiava farmaci per beni di ogni tipo...
Quel giorno chiuse con 166 quaglie di cui 16 vive e finchè campò non faceva altro che raccontare quella magnifica mattinata che non gli ricapitò più.

Ai suoi tempi non è che si andava a caccia ogni domenica. C'erano tante cose da fare, gli animali da guardare, le terre da lavorare, riparare il tetto... la caccia era un extra e si e no si andava una volta ogni mese o ogni due. Non era neanche facile reperire polveri e piombo, veramente mio nonno spesso scartava le pietroline più sferiche che trovava e le metteva da parte per farci qualche cartuccetta. Non c'era la tecnologia di adesso a portata di tutti... Eppure la caccia c'era, era abbondante ed avevi la possibilità di uscire anche un'ora e due scegliere a cosa sparare e tornare la sacca piena. Le persone vivevano nelle campagne dove lavoravano e curavano il terreno. Non come adesso che siamo rimasti pochi e tutto il resto abbandonato a se stesso..."


Purtroppo non riesco a spiegarvi la tristezza negli occhi di questo anziano signore verso la fine del suo racconto. Credo abbia avuto la possibilità di vedere i tempi passati, assistere al boom economico, gli anni d'oro del nostro paese del periodo 70-90 ed assistere poi al declino graduale, ma costante, di tutto. Sia la caccia che il mondo rurale oggi giorno vivono un periodo di crisi allucinante.
La caccia è diventata un'attività mal vista e le persone abbandonano le campagne perchè non ne vale più la pena...

Mi piace pensare di essere uno degli ultimi a lottare per preservare il mio territorio così come è, continuando a conservare le antiche tradizioni.
Mi spiace per le nuove generazione che, probabilmente, non riusciranno mai a vivere queste esperienze e decidere se vivere sotto le indicazioni della società moderna o in un mondo più libero, a contatto con la natura e a poter scegliere se cercare di far la differenza per il proprio territorio o vivere, come fa parte della popolazione, nell'indifferenza totale pensando solo al micro mondo del proprio quartiere....



Se sei arrivato sin qui, ti ringrazio e spero hai apprezzato questo racconto. Per me è stato molto toccante perchè riguarda proprio i territori in cui, venatoriamente, sono cresciuto sin da piccolo con la speranza di vivere sempre nuove emozioni e ricordi da portare con me...
demk

Cresciuto con una passione enorme per la caccia e la natura ha cominciato ad avvicinarsi alla ricarica ed al mondo venatorio grazie al padre. Sempre in cerca di nuovi accorgimenti e prodotti ha pensato bene di creare una community incentrata attorno alla caccia dove apprendere nuove tecniche e scambiarsi opinioni. I suoi carnieri sono spesso vuoti, ma ogni uscita gli regala un'emozione e spesso si perde fra le nuvole ammirando paesaggi straordinari o valutando le condizioni meteo.

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