Quando conoscere il territorio può salvare una vita: il contributo dei cacciatori nelle ricerche di Micciano

A Micciano, nel territorio di Pomarance, quattro cacciatori hanno messo a disposizione la loro conoscenza delle zone più impervie durante le ricerche di un uomo di 80 anni disperso. Una storia che riporta l’attenzione su un aspetto spesso dimenticato: chi frequenta il territorio per anni può diventare una preziosa risorsa anche nelle emergenze.
Una persona scompare.
Parte una macchina complessa fatta di soccorritori, forze dell’ordine, volontari e operatori specializzati.
Ma quando bisogna cercare qualcuno in un territorio difficile, c’è una risorsa che può fare la differenza: conoscere il territorio.
È quello che è accaduto nei giorni scorsi a Micciano, nel comune di Pomarance, in provincia di Pisa.
Un uomo di 80 anni, di origine tedesca, risultava disperso dalla giornata di giovedì 13 agosto.
Le ricerche sono proseguite fino al pomeriggio di venerdì 14 agosto, quando l’uomo è stato individuato in una zona particolarmente impervia.
Dopo essere stato raggiunto dai soccorritori, è stato recuperato grazie all’intervento dell’elisoccorso Pegaso e trasferito all’ospedale di Siena.
Alle operazioni, coordinate dalla Prefettura di Pisa, hanno partecipato Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Carabinieri, Polizia Municipale, operatori sanitari e numerosi volontari.
Anche quattro cacciatori nelle ricerche
Tra le persone che hanno contribuito alle operazioni c’erano anche quattro soci della Federcaccia-UCT di Micciano, appartenenti alla squadra di caccia al cinghiale “Valle dell’Adio”, Micciano-Libbiano.
Secondo quanto riferito da Federcaccia Toscana-UCT, il loro contributo è stato legato soprattutto alla profonda conoscenza del territorio, dei sentieri e delle aree più impervie.
Una conoscenza maturata frequentando quelle zone nel corso degli anni e che, in una situazione di emergenza, può assumere un valore completamente diverso.
Non si tratta soltanto di sapere dove passa una strada o dove termina un sentiero.
Chi frequenta assiduamente un territorio può conoscere:
- vecchie mulattiere;
- sentieri poco utilizzati;
- accessi secondari;
- valloni e fossi;
- zone particolarmente impervie;
- aree che possono essere raggiunte più facilmente a piedi;
- punti in cui la vegetazione rende difficile l’orientamento;
- percorsi che magari non risultano immediatamente evidenti a chi non conosce la zona.
E in una ricerca di persona dispersa, ogni informazione può essere importante.
Il cacciatore come “sentinella” del territorio
È questo forse l’aspetto più interessante della vicenda.
Il cacciatore passa una parte significativa del proprio tempo sul territorio.
Non lo attraversa soltanto occasionalmente.
Lo osserva durante le diverse stagioni, conosce i cambiamenti della vegetazione, nota nuovi accessi, frane, strade interrotte, corsi d’acqua e modifiche del territorio.
In molte aree rurali e montane, inoltre, i cacciatori frequentano zone nelle quali altre persone arrivano molto più raramente.
Questa presenza costante può trasformarsi, quando necessario, in una forma di presidio informale del territorio.
Naturalmente il cacciatore non sostituisce Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Soccorso Alpino, forze dell’ordine o personale sanitario.
Non è questo il punto.
Il punto è che può rappresentare una risorsa aggiuntiva, soprattutto quando conosce molto bene una determinata zona.
Una competenza che nasce dalla frequentazione
La conoscenza del territorio non si acquisisce leggendo una cartina.
Si costruisce nel tempo.
Camminando.
Osservando.
Ripercorrendo gli stessi luoghi in stagioni diverse.
Conoscendo sentieri, boschi, campi e vie di accesso.
È una delle caratteristiche della frequentazione venatoria che spesso rimane fuori dal dibattito pubblico.
Quando si parla di caccia, infatti, si tende a concentrarsi quasi esclusivamente sull’attività venatoria.
Ma esiste anche tutto ciò che viene prima e dopo:
la conoscenza del territorio, l’osservazione dell’ambiente, la frequentazione delle aree rurali e il rapporto con chi vive quelle zone.
L’episodio di Micciano dimostra che questa conoscenza può avere un’utilità che va ben oltre la caccia.
Una risorsa che potrebbe essere organizzata
E forse da questa vicenda potrebbe nascere anche una riflessione più ampia.
Se in molti territori esistono persone che conoscono sentieri, boschi e aree rurali come le proprie tasche, perché non pensare a forme di collaborazione organizzate e volontarie con le strutture di emergenza?
Non per trasformare i cacciatori in soccorritori improvvisati.
Al contrario.
Per creare, dove possibile e secondo protocolli stabiliti dalle autorità competenti, una rete di persone che possano essere contattate in caso di necessità per fornire informazioni sul territorio.
Un elenco di volontari disponibili.
Persone che conoscano determinate zone.
Informazioni su sentieri e accessi.
Indicazioni sulle aree più difficili da raggiungere.
Un eventuale supporto logistico sempre coordinato dai professionisti dell’emergenza.
In altre parole:
trasformare una conoscenza individuale in una risorsa organizzata per la comunità.
La sicurezza prima di tutto
È importante sottolinearlo: nelle emergenze non ci si improvvisa soccorritori.
Le operazioni devono essere coordinate da chi ha competenze, mezzi e responsabilità specifiche.
Ma questo non impedisce che chi conosce il territorio possa fornire informazioni preziose.
A Micciano, secondo quanto riferito da Federcaccia Toscana-UCT, è proprio la conoscenza delle aree più impervie ad aver permesso ai quattro cacciatori di dare un contributo concreto alle operazioni.
E questo è un dato che merita di essere raccontato.
Una storia che va oltre la caccia
Non sappiamo ancora se questa vicenda porterà a una collaborazione strutturata tra associazioni venatorie e sistemi di soccorso.
Ma una cosa è evidente.
Quando una persona è dispersa, non conta l’etichetta di chi arriva ad aiutare.
Conta che abbia una competenza utile.
E conoscere profondamente un territorio può essere una competenza preziosa.
Il caso di Micciano ce lo ricorda.
Quattro cacciatori hanno messo a disposizione una conoscenza acquisita frequentando quei luoghi.
Una conoscenza che, in quel momento, non serviva a cercare selvaggina.
Serviva a cercare una persona.
E forse è proprio questo uno dei modi migliori per raccontare il rapporto tra cacciatore e territorio:
non soltanto qualcuno che lo frequenta per la propria passione, ma anche una persona che, quando serve, può diventare una sentinella e una risorsa per la comunità.
