Centinaia di chiamate per gli spari nelle Marche: quando l’allarme è davvero giustificato?

La riapertura della caccia ha portato con sé, come spesso accade, anche le segnalazioni di alcuni cittadini svegliati all’alba dal rumore degli spari.
Nelle Marche, secondo quanto riportato dalle testate giornalistiche locali, sono state addirittura centinaia le chiamate arrivate alle centrali operative. Un numero che, letto così, potrebbe far pensare a una situazione di particolare pericolo.
Ma i controlli raccontano una storia un po’ diversa.
Sentire uno sparo non significa necessariamente essere in pericolo
È comprensibile che chi non è abituato al rumore degli spari possa preoccuparsi.
Un colpo di fucile alle prime ore del mattino, magari quando si sta ancora dormendo, può certamente creare fastidio, sorpresa e anche allarmismo. E negli ultimi anni sono sempre meno le persone che vivono quotidianamente a contatto con il mondo rurale e con l’attività venatoria.
Per qualcuno, quindi, sentire diversi spari in rapida successione può essere qualcosa di completamente insolito.
Ma c’è una differenza importante tra il rumore che può disturbare e una situazione che rappresenta realmente un pericolo.
Ed è proprio per questo che esistono i controlli.
Nel caso raccontato dalla cronaca marchigiana, i Carabinieri Forestali sono intervenuti a seguito delle numerose segnalazioni e, nella quasi totalità dei casi, hanno riscontrato il rispetto delle distanze di sicurezza.
Insomma: molte chiamate, ma non altrettante situazioni di pericolo.
Un certo allarmismo nei confronti della caccia può esistere
Se una persona sente degli spari e teme che possano essere troppo vicini alla propria abitazione, è comprensibile che voglia verificare ed allerti le autorità.
Allo stesso tempo, però, non possiamo trasformare automaticamente ogni segnalazione in una prova che qualcuno stia cacciando in maniera pericolosa.
Può esserci anche una componente di allarmismo, soprattutto quando non si conoscono le regole della caccia e non si ha familiarità con le distanze alle quali può essere esercitata.
E, in alcuni casi, può esserci anche un atteggiamento di pregiudizio nei confronti del cacciatore: lo sparo viene percepito immediatamente come qualcosa di illecito o pericoloso, senza sapere dove sia posizionato il cacciatore, quale sia la direzione di tiro e quali siano le distanze dalle abitazioni e dalle altre strutture.
Ma sono proprio questi gli elementi che devono essere valutati.
La sicurezza viene prima di tutto
Questo, però, non deve diventare un alibi per noi cacciatori.
Se una distanza di sicurezza deve essere rispettata, deve essere rispettata.
Se una specie non è cacciabile, non si spara.
Se esiste un limite di carniere, deve essere rispettato.
Se ci sono regole particolari per una giornata di preapertura, bisogna conoscerle prima di uscire.
E i controlli effettuati nelle Marche dimostrano che qualche cacciatore ha effettivamente sbagliato: sono state elevate 13 sanzioni amministrative, per un totale di 1.366 euro, e sono stati sequestrati anche cinque richiami vivi non consentiti.
non tutte le chiamate corrispondono a una violazione, ma ogni cacciatore deve fare la propria parte affinché le violazioni non ci siano.
Il rumore può disturbare, ma non è automaticamente un pericolo
Questo è forse il punto più difficile da far passare.
Un’attività può essere rumorosa e contemporaneamente essere svolta nel rispetto delle regole.
Il rumore degli spari può certamente essere fastidioso per chi abita in campagna, soprattutto nelle prime ore del mattino.
Ma il semplice fatto di sentire uno sparo non permette di stabilire che quel colpo sia stato esploso troppo vicino a una casa o che qualcuno sia stato messo in pericolo.
Per stabilirlo servono verifiche concrete.
E in questo caso le verifiche dei Forestali hanno mostrato che, nella quasi totalità degli interventi effettuati in seguito alle segnalazioni, le distanze di sicurezza risultavano rispettate. Infatti le irregolarità riscontrate hanno interessato altri aspetti.
Cosa dovremmo fare noi cacciatori?
La soluzione è molto semplice, anche se richiede attenzione.
Prima di uscire bisogna conoscere le regole specifiche della giornata di caccia: specie consentite, orari, carniere, eventuali deroghe e, soprattutto, tutte le prescrizioni relative alla sicurezza e alle distanze.
E bisogna scegliere la propria postazione con buon senso.
Essere nel rispetto della distanza minima prevista dalla legge è fondamentale, ma lo è altrettanto avere sempre una direzione di tiro sicura, considerando abitazioni, strade, sentieri e presenza di altre persone.
Perché la sicurezza non dovrebbe essere vista come qualcosa da rispettare soltanto quando c’è un controllo.
Ormai il territorio rurale italiano è cambiato profondamente. Sempre più spesso troviamo abitazioni, villette e infrastrutture anche in zone che un tempo erano prevalentemente agricole e naturali. Il consumo di suolo ogni anno riduce le aree nelle quali è possibile esercitare la caccia in sicurezza diventano sempre più frammentate, mentre aumenta la possibilità che un cacciatore si trovi a poche centinaia di metri da un’abitazione, da una strada o da altre strutture.
Non significa certamente che si debba sparare vicino alle case: le distanze di sicurezza vanno sempre rispettate, senza eccezioni.
Il risultato è un paradosso: riduciamo e frammentiamo gli spazi naturali e agricoli, avviciniamo sempre più le abitazioni alla campagna e poi ci stupiamo se attività tipiche di quel territorio, compresa la caccia, vengono percepite come “fuori posto“.
Quello che possiamo fare noi cacciatori è evitare alcune zone, anche nel rispetto delle distanze, se ci sono troppe case vicine e spostarci, purtroppo, alla ricerca di nuovi territori più ampi ed isolati.
