Storni in Puglia: 4,6 milioni di esemplari e il 12,6% di olive perse.

La Regione Puglia autorizza il prelievo in deroga dello storno per la stagione 2026/2027. Alla base del provvedimento c’è una relazione tecnico-scientifica dell’Università di Bari che ha monitorato presenza, spostamenti, alimentazione e impatto sulle coltivazioni.
Negli ultimi giorni la notizia è stata rilanciata da diversi organi di informazione: in Puglia la Regione ha dato il via libera al prelievo in deroga dello storno (Sturnus vulgaris), dopo avere acquisito una relazione tecnico-scientifica del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell’Università degli Studi di Bari.
Non si tratta quindi soltanto di una dichiarazione di un’associazione agricola: la DGR n. 1174 del 1° settembre 2026 prende formalmente atto della relazione dell’Università e autorizza il prelievo, subordinatamente all’acquisizione del parere ISPRA.
Quanti sono gli storni in Puglia?
Uno dei dati più rilevanti della relazione riguarda la popolazione svernante.
Per l’inverno 2025/2026 viene stimata in circa 4,5 milioni di storni, mentre nella documentazione regionale viene indicata una consistenza complessiva di circa 4,6 milioni di esemplari. I principali dormitori individuati sono nell’area di Ostuni, nel Brindisino, e nelle zone di Lago di Lesina e Valle di San Floriano, nel Foggiano.
La relazione evidenzia però un aspetto particolarmente interessante: non basta conoscere la posizione dei dormitori per sapere dove si alimentano gli storni.
Durante il giorno gli uccelli possono allontanarsi anche di circa 100 chilometri dai siti di aggregazione notturna. Per questo motivo il fenomeno non può essere interpretato semplicemente considerando una fascia di territorio attorno ai dormitori.
Come è stato effettuato il monitoraggio?
Questa è probabilmente la parte più interessante della documentazione.
L’Università di Bari ha condotto attività di monitoraggio durante l’inverno 2025/2026, osservando i principali roost (posatoi) e cercando di individuare anche nuovi siti di aggregazione.
Sono stati effettuati numerosi sopralluoghi nelle ore diurne per individuare le aree frequentate dagli storni per l’alimentazione. Quando venivano osservati gruppi impegnati in attività diverse dal semplice spostamento, i ricercatori raccoglievano informazioni sugli ambienti frequentati e sulle attività degli animali.
Per le osservazioni sono stati utilizzati binocoli, cannocchiali, macchine fotografiche con teleobiettivo e videocamere.
Il monitoraggio ha inoltre permesso di evidenziare una certa mobilità della specie: alcuni vecchi dormitori non sono stati confermati e sono stati individuati nuovi siti, anche nell’entroterra pugliese.
E il famoso 12,6% di danno?
È questo il numero che ha attirato maggiormente l’attenzione dei media.
La relazione tecnico-scientifica presa in esame dalla Regione riporta, nelle aziende olivicole monitorate, una perdita media del 12,6% del prodotto atteso.
È importante però utilizzare correttamente questo dato.
Non significa che il 12,6% di tutte le olive prodotte in Puglia venga mangiato dagli storni.
Significa che, nell’insieme delle aziende olivicole oggetto del monitoraggio, è stata rilevata una perdita media del prodotto atteso pari al 12,6%.
È una differenza fondamentale quando si parla di numeri scientifici.
La stessa documentazione regionale richiama studi precedenti sui danni provocati dagli storni alle colture e sottolinea come l’entità del danno possa variare sensibilmente in funzione della distanza dai grandi dormitori e delle caratteristiche delle coltivazioni.
Gli storni, pur avendo un’alimentazione molto varia, utilizzano anche risorse vegetali, comprese olive, bacche, frutti e semi. La relazione descrive inoltre modalità diverse di alimentazione a seconda delle dimensioni delle olive e delle caratteristiche dell’ambiente. Per cui gli storni hanno contribuito in parte alla perdita del prodotto atteso.
Un altro dato: quanto è stato prelevato l’anno scorso?
La relazione permette di confrontare la consistenza della popolazione con il prelievo effettuato nella stagione precedente.
L’analisi di 537 tesserini venatori relativi alla stagione 2025/2026 ha registrato 459 storni prelevati.
Il massimo individuale rilevato è stato di 11 capi in una singola giornata, quindi al di sotto del limite giornaliero di 20 capi previsto per quella stagione.
La relazione calcola che i 459 esemplari rappresentavano circa lo 0,01% della popolazione svernante regionale.
Questo dato va letto con cautela: non significa che un prelievo più elevato risolverebbe automaticamente il problema dei danni, ma mostra quanto sia stato numericamente limitato il prelievo precedente rispetto alla consistenza stimata della popolazione.
Perché la Regione ha autorizzato la deroga?
Lo storno non è una specie normalmente cacciabile in Italia. Per questo la Regione deve ricorrere alla procedura di deroga prevista dalla normativa europea e nazionale.
La DGR 1174/2026 richiama espressamente l’articolo 9 della Direttiva 2009/147/CE e l’articolo 19-bis della legge 157/1992. La deroga deve essere esercitata in condizioni controllate e secondo modalità selettive e limitate.
Per la stagione 2026/2027 la Regione ha previsto il prelievo:
- dal 1° novembre 2026 al 31 gennaio 2027;
- in tutti gli ATC pugliesi;
- per un massimo di tre giornate di caccia alla settimana;
- esclusivamente da cacciatori autorizzati secondo le modalità stabilite dalla Regione;
- con registrazione obbligatoria dei capi sul tesserino venatorio.
Il numero complessivo massimo di storni prelevabili non è ancora fissato nella DGR: sarà stabilito con un successivo provvedimento dirigenziale.
Una deroga controllata anche attraverso il tesserino elettronico
C’è poi un elemento particolarmente interessante dal punto di vista della gestione faunistica.
La Regione ha previsto che il tesserino venatorio elettronico permetta di monitorare in tempo reale l’andamento dei prelievi.
Se viene raggiunto il 90% del contingente massimo autorizzato, la piattaforma dovrà consentire la tempestiva sospensione dell’attività, con relativo avviso di chiusura.
È quindi previsto un sistema nel quale il prelievo non viene semplicemente autorizzato e lasciato proseguire senza controllo: il numero dei capi viene registrato e confrontato con il contingente stabilito.
Cosa ci dicono davvero questi numeri?
La questione degli storni in Puglia è più complessa di quanto sembri.
I dati disponibili mostrano tre elementi distinti:
1. Una popolazione svernante molto consistente, stimata intorno ai 4,5-4,6 milioni di individui.
2. Una presenza effettiva nelle aree agricole, documentata attraverso attività di monitoraggio sul territorio.
3. Un danno medio del 12,6% del prodotto atteso nelle aziende olivicole monitorate, dato riportato nella relazione tecnico-scientifica acquisita dalla Regione.
Il dato più importante, quindi, non è soltanto il numero degli storni.
È la combinazione tra consistenza della popolazione, distribuzione, comportamento alimentare e impatto sulle produzioni agricole.
Ed è proprio su questi elementi che dovrebbe basarsi una gestione faunistica seria:
- monitorare
- misurare
- intervenire
- verificare successivamente i risultati.
Una precisazione importante
Il 12,6% non va trasformato in un “12,6% delle olive pugliesi mangiate dagli storni”.
È una perdita media rilevata nelle aziende oggetto del monitoraggio.
Allo stesso modo, i 4,6 milioni non rappresentano necessariamente una fotografia simultanea di tutti gli storni presenti in ogni momento sul territorio: si tratta di una stima della popolazione svernante, ottenuta attraverso il monitoraggio dei roost e delle presenze sul territorio. La stessa relazione evidenzia le difficoltà nel quantificare con precisione i dormitori, anche per i frequenti cambiamenti di localizzazione degli storni.
Sono precisazioni importanti, perché la qualità del dibattito sulla gestione della fauna dipende prima di tutto dalla qualità con cui vengono letti i dati.
E in questo caso, almeno sulla carta, la Regione ha scelto di basare la deroga su una relazione tecnico-scientifica e su un sistema di monitoraggio del prelievo.
