Caccia o Pesticidi? Lo studio PNAS rivela il vero colpevole del declino dell’avifauna

Negli ultimi 40 anni l’Europa ha perso un quarto della sua popolazione di uccelli. Un declino costante e sempre più inesorabile. Lo studio pubblicato a marzo 2023 su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), una delle riviste scientifiche più note a livello internazionale, non lascia dubbi, l’agricoltura intensiva è la causa di tutto.
Lo studio coordinato dall’Università di Montpellier e dal CNRS è la ricerca più vasta mai condotta, basata su 37 anni di osservazioni in 28 paesi di ben 170 specie ha isolato la causa principale di questo declino.
A far scomparire gli uccelli non è il piombo, ma bensì la chimica
Il crollo demografico ha interessato principalmente le specie che sono legate all’ambiente agricolo. Il trend è spaventoso, abbiamo perso il 57% della fauna delle nostre campagne. Le motivazioni individuate sono state:
- Sterminio della base alimentare, l’uso massiccio di insetticidi elimina gli invertebrati e gli insetti. Senza questi i nidiacei di specie come Starna, Allodola o Tordo muoiono per fame nei primi giorni di vita.
- Alterazione degli habitat, I fertilizzanti azotati favoriscono monoculture fitte che eliminano le piante selvatiche e i siti di nidificazione naturali (siepi e filari).
La colpa però non è da attribuire agli agricoltori, ma dal sistema della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) che ha modificato il mercato imponendo alcune dinamiche quali:
- Prezzi al ribasso: Per garantire prodotti a basso costo sugli scaffali, l’agricoltore è costretto a massimizzare la resa per ettaro, eliminando ogni “spreco” (siepi, bordi incolti) e utilizzando pesticidi per evitare ogni minima imperfezione estetica del prodotto.
- Monoculture infinite: La GDO richiede volumi enormi e standardizzati, portando alla distruzione della rotazione delle colture, fondamentale per la sopravvivenza della piccola migratoria.
L’agricoltore, quindi, si adegua al mercato che vuole grandi quantità di determinati cibi e a basso costo. Per sopravvivere è costretto ad adeguare anche il modo in cui lavora e applicare l'”agricoltura intensiva“.
📊 SCHEDA TECNICA: I Numeri della Crisi
📉 Perdita Totale: ~800 milioni (dal 1980)
🚜 Specie Agricole: -57% (Starna, Allodola, Passero)
🐛 Biomassa Insetti: -75% (Cibo vitale perso)
- Agricoltura Intensiva (Pesticidi/GDO)
- Urbanizzazione e cementificazione
- Cambiamento Climatico
- 🎯 Caccia: Impatto non rilevante
Il Paradosso: La Caccia come “Capro Espiatorio”
Mentre nell’immaginario collettivo ed in molta propaganda mainstream è di moda accanirsi contro la caccia attività considerata arcaica, violenta e colpevole della sparizione delle specie animali, la realtà è ben diversa.
L’attività venatoria, ben regolamentata e monitorata è stata correlata da studi scientifici che hanno tutti portato alla conclusione che l’impatto della caccia sulla fauna selvatica è marginale, incide per circa lo 0,66%, rispetto alla trasformazione degli habitat e l’evoluzione verso cui sono andate le attività agricole.
L’impatto del prelievo venatorio è compensativo e controllato; l’impatto dei pesticidi è invece additivo e distruttivo, poiché agisce sulla capacità stessa delle specie di riprodursi
Il declino dell’avifauna è un problema sistemico che riguarda il nostro modello di consumo. Il cacciatore moderno, che vive il territorio 365 giorni l’anno, è spesso l’unico a denunciare la sparizione delle siepi e l’inaridimento dei campi. È tempo di spostare il dibattito dal “sentimentalismo anti-caccia” alla realtà scientifica: se vogliamo rivedere i cieli popolati, dobbiamo riformare le pratiche agricole e le pretese della grande distribuzione, non limitare chi il territorio lo protegge e lo gestisce.
Il cacciatore ha tutti gli interessi a tutelare le specie selvatiche, non è il suo prelievo a svuotare i cieli, ma la fame di profitto della filiera agroalimentare che toglie agli uccelli la possibilità di mangiare, riprodursi e spesso li avvelena.
Cambiare si può, ma siamo pronti a cambiare le nostre abitudini e pretendere maggior rispetto della natura?
Puntare il dito contro il cacciatore intanto sembra facile..
