Pre-Apertura 2013 in Calabria: Tra Attesa, Speranza e l’Ombrello di Nino

In Calabria la prima giornata di pre-apertura è ormai diventata la prassi degli ultimi anni. Una sola giornata, dall’alba al tramonto, con la possibilità di insidiare il colombaccio, per poi dover aspettare i primi di ottobre prima di poterlo cacciare nuovamente.
Nonostante le solite restrizioni, le premesse per questa stagione 2013 erano buone. Rispetto all’anno precedente si è registrato pochissimi incendi, con una riduzione del territorio bruciato di oltre l’80%. Vuoi perché ormai di zone da bruciare ne erano rimaste ben poche, vuoi per le dinamiche dei tagli ai finanziamenti, a noi cacciatori è andata più che bene: la solita area verde che frequentiamo con il nostro gruppo di amici era fortunatamente intatta. Nei giorni precedenti eravamo andati più volte a controllare la zona sia per monitorarla contro i piromani, sia per verificare che i colombacci frequentassero ancora i passaggi abituali.
Il Giorno della Vigilizzazione
Il primo settembre, finalmente, dopo mesi di astinenza la sveglia suona verso le 4:00. Ci si alza dal letto a fatica, ma con addosso una gioia immensa e una voglia matta di ricominciare.
Arrivati sul posto si respira subito quell’atmosfera familiare e magica che solo l’apertura sa regalare. Sopra di noi c’è ancora un bellissimo cielo stellato, ma volgendo lo sguardo verso le montagne e il mare si intravedono già dei nuvoloni neri poco rassicuranti…
Per raggiungere le nostre poste ci aspetta la solita camminata: circa una mezz’ora o tre quarti d’ora di cammino a piedi partendo dalle auto. Una volta giunti sul posto e presi i posizionamenti, non resta che attendere che il sole si alzi a illuminare la giornata.
La “Nuvola di Fantozzi”
Peccato che, ancor prima di vedere in volo il primo colombaccio, la fortuna decida di girarci le spalle. Proprio come la nuvola di Fantozzi che perseguita le ferie del povero ragioniere, un violento acquazzone si abbatte improvvisamente sulla zona.
In un attimo ci ritroviamo nel bel mezzo della tempesta. L’unico davvero furbo del gruppo si rivela Nino, che sfodera un ombrello gigante e si difende egregiamente dall’acqua, mentre tutti gli altri rimangono sotto il diluvio, bagnati come pulcini. La voglia di iniziare al meglio è però tanta e, nonostante l’acqua, aspettiamo con ansia che qualcosa si muova, anche se in lontananza qualche lampo inizia ad allarmarci.Il Primo della Stagione
Ecco che d’un tratto, dal bosco di pini dinnanzi a me, si sentono tre colpi. Alzo subito lo sguardo e identifico sopra la mia testa la sagoma di un bel colombaccio. Con il fucile bagnato e il gilet completamente zuppo, faccio parecchio sforzo a imbracciare fluidamente. Di prima canna lo sbaglio clamorosamente. Cerco allora di stringere meglio la mira con l’occhio, esalo un breve sospiro e lascio partire il secondo colpo: il selvatico è centrato in pieno con una vistosa spiumata, ma per sicurezza decido di tirare anche il terzo colpo.
Parto immediatamente al recupero e finalmente realizzo che il primo pezzo della stagione è fatto e messo nel carniere. A sbloccare la giornata è stata una delle mie corazzate caricate con MBx36 (assetto MBX36).
Il maltempo, purtroppo, non aiuta l’andamento della caccia. I selvatici, se non sono spinti dalla paura alla vista di qualche cacciatore, preferiscono giustamente aspettare posati e al riparo. Le lancette corrono e si fanno quasi le 10:00; la pioggia, seppure più debole, continua a cadere senza sosta. Forse Nino, riparato sotto il suo ombrellone, ha fatto la scelta più saggia, ma si sa: l’ansia dell’attesa e la voglia di non farsi sfuggire nessuna occasione finiscono sempre per prendere il sopravvento.
La Doppietta e le Parole di Papà
Un ennesimo colpo ravvicinato mi risveglia di colpo da quel leggero letargo dell’attesa. Come prima, subito dopo lo sparo, sbuca un altro colombaccio: stavolta imbraccio bene e di prima canna, con una cartuccia caricata con polvere Tecna (assetto Tecna), lo chiudo nettamente. Il selvatico cade proprio a pochi passi da me.
Mentre vado a recuperarlo, si avvicina mio padre che, guardando il cielo e la mia attrezzatura fradicia, mi dice:
“Il tempo non ne vuole proprio sapere oggi, ma nonostante tutto ti sei difeso alla grande. Direi che è arrivata l’ora di rientrare e andarci ad asciugare, prima di prenderci un brutto malanno…”
Si conclude così la prima uscita dell’anno, bagnata ma soddisfacente, con la speranza che questa mattinata sia di buon auspicio per tutto il resto della stagione venatoria 2013/2014.
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